I confini della Percezione

I paradigmi di Kasimir Malevich sulle geometrie asimmetriche, gli spigoli di luce, il dinamismo, la spazialità cosmica divengono metafore e strumento di una realtà che non deve fermarsi ad una superficiale osservazione. L’osservatore è spinto e stimolato a penetrare la realtà statica delle cose osservandone la bellezza delle forme, contemplando il gioco degli intrecci che di volta in volta sono cangianti e si fondono tra
essi.
Le forme quadrangolari, il cerchio, i triangoli, i rombi, le loro asimmetrie ci riportano alle parole conclusive del Manifesto scritto da Kasimir Malevich e Vladimir Majakovskij “con il Suprematismo si passa dalla tela nello spazio”. Il “Quadrato Nero” assurge a “dimensione zero” dell’arte contemporanea: la consapevolezza di aver costruito nuovi paradigmi per interpretare e rappresentare la Natura e la dimensione della percezione umana fondata sulla pura sensibilità creativa.
L’opera suprematista trova significative assonanze proprio con la pianta ottagonale di Castel del Monte voluto dall’Imperatore Federico II nella prima parte del XIII secolo (all’incirca nel 1240). Il progetto è un inno all’infinito, rappresentato dal numero otto scritto in orizzontale: la Dimensione Universo.
Per Malevich esiste una continuità fra presente e passato, un legame ideale costituito dalla sensibilità plastica non oggettiva. In tale visione l’architettura è la fase intermedia fra l’arte astratta e la bellezza realizzata nella vita.
MIRVITA risponde appieno alla necessità di esprimere concetti nuovi, di denominare o qualificare nuove cose. L’unione di ‘mir’ e di ‘vita’ diventa, in tal modo, quasi la definizione di un itinerario che è assieme dell’intelletto e dei sensi, un itinerario nel quale “l’esperienza vino” racchiude sia la pienezza vitale propria delle attività sensoriali, sia la pienezza intellettuale di un retaggio di memorie, di pensiero e d’ideali.
MIRVITA è una navicella cosmica, un laboratorio – osservatorio spaziale che viaggia a cavallo delle onde gravitazionali in grado di captare i sussurri della dimensione spazio-tempo cangiante dell’animo umano. E’ uno spazio aperto ad altri spazi, sulla strada e sulla vita.
E’ proprio la non dimensionalità libera, il non luogo dell’utopia a definire altre dimensioni, memoria di uno spazio, di un “altrove”, di un’architettura che lascia intravedere una possibile elevazione in grado di perdere peso gravitazionale. La forza agguerrita della speranza ne diventa il suo propulsore.
MIRVITA è, quindi, il messaggero cosmico ideale per osservare viaggiare, attraversare l’Universo Umano. Così come le onde gravitazionali possono essere paragonate al suono e ci permettono di ascoltare i suoni dell’Universo, MIRVITA ci permetterà di sentire il concerto dei suoni dell’Universo-Umano nel quale la laicità si conferma uno dei capisaldi della tolleranza e del dialogo.
MIRVITA ha l’obiettivo di rendere luoghi deboli e marginali spazi di sperimentazione, consapevoli che la periferia non può essere luogo di approccio romantico e che l’educazione all’arte è presidio di legalità e motore potente di crescita e sviluppo.
MIRVITA fonde l’eredità dei tre principali vettori culturali che caratterizzarono il Continente europeo dal 1913 al 1933: il Bauhaus (Weimar, Tessau, Berlino dal 1919 al 1933), Unovis (“Gli affermanti della nuova arte”, dal 1918 al 1922) e i Vkhutemas (“Higher Art and Technical Studios”, Mosca, dal 1920 al 1930).
L’omaggio di MIRVITA a tutta la costellazione delle avanguardie del XX secolo è il leitmotiv di un viaggio secolare: il progetto finale di MIRVITA sarà un “Programma Artistico Sistemico” (“SAP”) che fonde Arte, Scienza e Umanesimo in un unicum, rilanciando il patrimonio culturale dei tre centri delle avanguardie europee verso il XXI secolo.
MIRVITA è un ponte tra le culture. È uno strumento della diplomazia della cultura e della pace, in particolare nell’attuale contesto pandemico paneuropeo. Esprime il desiderio di esplorare, riscoprire e condividere radici comuni, nuovi mondi che è forse una delle parti più nobili dell’anima umana.