ESSERE AMBASCIATORI
Dobbiamo essere ambasciatori: Di storie,
Di racconti,
Di emozioni.
Siamo chiamati ad essere Vassalli di speranze, Condottieri di sogni, Pionieri di passioni.
Dobbiamo raccontare
Ciò che gli uomini producono E ciò che semina la terra.
Siamo chiamati a diffondere La Bellezza del creato,
E la passione dell’uomo.
Narrare come l’uomo,
Che si fa piccolo dio in terra,
Colga la fertile e selvaggia
Natura incombente
Per darne nuova vita e forma Creandone all’unisono arte e magia.
Raccontare,
La bellezza del mondo.

Emanuela Falcone

RADICI millenarie

La cantina si erge nell’area della Puglia Sveva che intreccia la propria storia con quella del Puer Apuliae, Federico II di Svevia, a questa terra profondamente legato e ribattezzato dai suoi contemporanei Stupor mundi. Figlio dell’Imperatore Enrico IV e di Costanza d’Altavilla emanò leggi, costruì mura e castelli nella Puglia Sveva.
Castel del Monte, il più famoso ottagono italiano, oggi patrimonio dell’Umanità, domina la Puglia e affascina il mondo intero. Una testimonianza della nostra civilizzazione millenaria.

La modernizzazione della nostra cultura del vino, si deve all’innovativo riformatore agrario Giulio Bucci, un protagonista del periodo post-unificazione dell’Italia. Costruì la prima bottaia monumentale dell’Italia post-risorgimentale situata a Minervino Murge. Esportò i suoi vini nella regione del Bordeaux in Francia, ricevendo numerose medaglie d’oro all’Esposizione Universale di Torino del 1884.
In questo contesto di antiche tradizioni enologiche nasce l’azienda agricola Tor de’ Falchi, fondata nel 1990 da Donato di Gaetano e creatore del marchio Mirvita Opificium ArteVino.

l’OPERA

Conoscere Mirvita vuol dire fare una danza all’unisono tra passato, presente e futuro. Su di un colle ventilato e magnanimo si issa l’anima della cantina, un intreccio tra passione vinicola e arte contemporanea.
La cantina é summa e immagine di un progetto alto, che fonda cultura, incontri, amore per il vino e proiezione di se stessi. Nelle sue forme e nella sua idea Mirvita si ispira a Kazimir Malevich, pittore russo avanguardista, pioniere dell’arte contemporaneane fondatore del Suprematismo.

Con il Suprematismo Malevich pone al centro della sua ricerca la supremazia della sensibilità pura nell’arte. L’esteriorità delle forme geometriche utilizzate diventa metafora e strumento per una realtà che non si ferma ad una superficiale osservazione, ma penetra lo spazio ed il luogo in cui é collocata, spingendo e stimolando l’osservatore a penetrare la realtà statica delle cose osservandone la bellezza delle forme, contemplando il gioco di intrecci che si fondono tra essi. L’oggetto, la forma, si smembra dalla mera accezione di sè, diventando baluardo di una visione personale a tutto tondo della realtà che vede e che vive.

Visitare la cantina, ascoltarne sogni, progetti e fondamenta, vuol dire avere la consapevolezza degli ori delle proprie terre, spesso dimenticate, che riemergono, a vita nuova, ridiventando polo di interesse e di fascino.
È scoprire il Santuario dedicato alle botti, immerso in luci che si penetrano negli archi tufacei e in una musica che riconcilia con una pace ritrovata all’interno. Tra legni che serbano oro e tra myricae che raccontano la storia, quella secolare del nostro mondo di vino.
Conoscere Mirvita vuol dire tastare con i sensi e con il tatto le radici del terreno. In senso stretto. Tre grandi finestre incorniciano sei metri di terreno a cielo aperto in cui le stratificazioni argillose, sabbiose e calcaree si susseguono e si alternano creando
un quadro naturale. Quello che noi non riusciamo a vedere ma che ci rende retti e fieri sulla strada della nostra vita.